Premio A. Mazza, in ricordo di un uomo straordinario

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PREMIO A. MAZZA, IN RICORDO DI UN UOMO STRAORDINARIO
A cura di Antonella Catenazzo

Quest’anno come tutti gli anni, dal lontano 1958, il 31 marzo presso le Scuole Elementari, si è ripetuto il tradizionale appuntamento con l’assegnazione del Premio Mazza.
Appuntamento che anche i più piccoli conoscono e che aspettano per due motivi: il riconoscimento dei loro meriti scolastici e la speranza di ottenere il premio.
Questo evento prende appunto il nome dal suo ideatore, Alessandro Mazza, illustre cittadino di Deliceto, che alla sua morte, nel 1918, stabilì come ultima volontà che i suoi averi fossero destinati all’istituzione di un evento che premiasse gli alunni più meritevoli delle Scuole Elementari (che allora arrivavano fino alla sesta classe).
Un importante avvenimento scolastico, e penso sia la preside Antonia Pasquariello la persona ideale con cui parlarne.
Mi riceve in presidenza, e quando le chiedo di parlarmi di Alessandro Mazza mi mostra il ritratto di un uomo dal volto gentile, l’uomo il cui nome porta la Scuola Elementare che lei ora dirige.
“Era un uomo lungimirante, un grande uomo” dice la preside “la sua idea di premiare gli alunni più meritevoli stimola i ragazzi ad una competizione positiva nello studio.”
Sotto il ritratto è riportato un breve testo di Alessandro Mazza. La preside Pasquariello lo legge per me con un senso di profondo rispetto. “Questo era il suo testamento morale. E queste parole sono molto significative: parlano di un uomo molto legato alla sua professione, all’idea della patria e del bene collettivo.”
Mi racconta poi che la sua ultima richiesta, in cambio, fu che egli potesse essere ricordato, assieme al fratello, con un fiore sulla sua tomba. Ecco perché questo 31 ottobre la preside, con una rappresentanza di alunni, si è recata al cimitero e qui, presso la tomba del benefattore, è stato letto il brano riportato sotto il ritratto ed e stata recitata una preghiera.
Mi spiega che è per volontà dello stesso Mazza che il premio si tiene il 31 marzo, data di morte del fratello a cui egli era evidentemente assai legato.
Mazza stabilì inoltre che l’assegnazione del premio agli alunni migliori dovesse avvenire mediante sorteggio da svolgersi davanti all’intera cittadinanza.
“Per alunni migliori lui intendeva quelli che prendevano dal 7 in su” specifica la preside “ma è ovvio che si parla di tempi in cui prendere un sette significava impegnarsi duramente. Cosa che oggi, quando fioccano gli 8, i 9, i 10, non sempre succede.”
Comunque a quest’uomo va il merito di avere riconosciuto l’importanza dell’istruzione primaria in un epoca in cui, soprattutto nei paesini del sud, la cultura veniva messa in secondo piano rispetto al lavoro.
“Questa era perciò anche un’opportunità per i bambini meno abbienti” mi spiega la preside. “E forse, se Alessandro Mazza avesse specificato anche questo tra i requisiti dei candidati, sarebbe stato meglio.”
Si tratta pur sempre di un grande stimolo per gli alunni. L’orgoglio di essere tra i più bravi della classe.
“Si, è vero” ammette la preside “è una cosa che si avverte soprattutto da parte dei bambini più piccoli.”
Pensa che gli alunni percepiscano il premio come uno stimolo esclusivamente materiale? Le chiedo.
“No, non solo” è la sua risposta “penso che avvertano anche la soddisfazione di poter essere definiti i migliori”.

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