Una testimonianza dall’AQUILA

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Una testimonianza di giorni passati a l’Aquila-

a cura di Antonella Nigro

Ci arrivano dai telegiornali notizie su quanto e come a L’aquila si stia ricostruendo. Sono passati diversi mesi dal sisma e dalle immagini agghiaccianti di interi paesi distrutti. Le immagini della distruzione stanno lentamente cedendo il posto a quelle della ricostruzione, ma la situazione è ancora lontana dalla normalità. A testimonianza di ciò, le parole di un Vigile del Fuoco, Michele Volpe (foto ), originario di Monteleone di Puglia e ora residente a Vasto, che a L’Aquila ha lavorato e sta lavorando.Michele è arrivato nella città distrutta dal terremoto qualche settimana dopo il sisma ed ha partecipato alle operazioni di sgombro, recupero, allestimento dei campi. Si è trovato lì anche durante i giorni del G8. Lui L’Aquila la conosceva già, c’era stato da turista qualche anno prima e racconta di come sia stato scioccante rivedere una città così bella in macerie. Michele è giovane, sposato da pochi anni e la prima storia che mi racconta è proprio quella di due ragazzi appena sposati. I due avevano ristrutturato la casa nella quale avrebbero vissuto sistemando tutto al meglio e spendendo tutti i risparmi perchè la casa era un dono di nozze dei genitori. Ora si ritrovano in una tenda. Disperati si sono rivolti ai Vigili del Fuoco per recuperare qualcosa, qualche effetto personale. “Una casa bellissima”, mi dice Michele ed aggiunge anche che alla fine la commozione ha avuto la meglio e da pochi oggetti si è recuperato quasi tutto quello che c’era in casa, compresi i mobili.Mi racconta anche quello che le fotografie e la televisione non riescono a mostrare, l’odore, l’odore forte e acre del cibo andato a male nei frigoriferi e nei congelatori, la sensazione tangibile e tremenda del vedere la città deserta, ferma come, appunto, in un fotogramma, silenziosa, troppo silenziosa, l’espressione di disperazione non solo negli occhi degli uomini ma anche in quelli dei cani e dei gatti che sperduti si aggirano fra le macerie.Mi racconta poi di una giovane studentessa che voleva recuperare i libri per poter riprendere a studiare, ma alla quale la squadra di Vigili del Fuoco ha recuperato anche la chitarra, le fotografie e i cd musicali. “Quando ha visto la chitarra ha cominciato a piangere e ci ha ringraziato mille volte”, mi dice ed aggiunge: “Hanno perso tutto sotto le macerie e recuperare anche un piccolo oggetto per loro significa tanto”. Mi dice poi di un padre che, mostrandogli la casa completamente distrutta, racconta fra le lacrime di come la figlia di pochi anni si sia salvata grazie ad un pupazzo, un peluche, che lei per capriccio aveva voluto e che lui non le voleva neanche comprare ma che ha fatto da scudo fra le macerie e il corpicino.Immagini, voci, racconti, testimonianze di quanto sia difficile ricominciare, di come ancora ci sia tanto da fare.

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